Viaggio in Terra Santa

Riporto qui la cronaca di un viaggio in Terra Santa guidato da P. Giacomo Danesi per Sacerdoti Scalabriniani e loro familiari.

Pellegrinaggio scalabriniano in Terra Santa
Pellegrinaggio scalabriniano in Terra Santa

VIAGGIO IN TERRA SANTA

(25 aprile – 3 maggio 1975)

 

Roma, 25 aprile 1975

Si parte da Roma Fiumicino allo ore 12.25 con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto dovuto ai minuziosi controlli. Troppe persone sospette tra noi, pare. Militari a non finire.

Ruffinoni è incaricato per il controllo della situazione dal finestrino, ma annuncia solo mare, nuvole, qualche tratto di terra che suppone sia la Calabria e il Peloponneso. Pranzo verso l’una, mica male, con hostess molte gentili. Iniziano i primi approcci con i nuovi arrivati. Siamo un gruppo internazionale ed ecumenico.  Per la storia elenchiamo i nomi:

Giacomo Danesi (Direttore)   

Arici Rosoli Anita.

Azilli Anna

Baù Fabio

Braido Jacjr Francisco.

Vrezozowska Zofia

Chumpitaz Gloria

Favarato Giuseppe

Focchesato Bortolo Sextilio

Fregolent Antonio

Gallerino Bruno

Hakamies Irma Helena

Holifield Jane

Holifield John

Marzoli Carlo

Mc Nulty William John

Milani Amelia Melania

Palomo Hajdee

Perez Dagoberto Miguel

Polledri Marzoli Clelia

Pucciarelli Liana

Pucciarelli Marcello

Rosoli Gianfausto

Ruffinoni Alessandro

Salucci Maria Grazia

Scola Elsa

Scola Italo

Scroccaro Rinaldo       

Zonta Bernardo

 

 

Alle 15.20 (ore 17.20 locali) atterriamo a Tel Aviv. Grande frenata dell’aereo, piacevole ed avventurosa per i novizi dell’arrivo, ma riprovevole per gli esperti dell’aria (e qui si sprecano gli elogi per i piloti dell’Alitalia). Siamo finalmente in Terra Santa, anche se la prima terra che tocchiamo è poco santa, per i ricordi ancora vivi della guerra. Dopo aver constatato i vantaggi del passaporto collettivo (quelli singoli erano passati tranquillamente molto prima), verso le 18.00 prendiamo la corriera che l’Opera Romana Pellegrinaggi, organizzatrice del viaggio, ha messo a disposizione e ci dirigiamo verso Gerusalemme. Salutiamo la guida con un compiaciuto “shalom”. Non si sa mai, meglio mettere le mani avanti, la nostra è un’invasione pacifica. Più tardi ci dicono che abbiamo sbagliato subito. Bisognava dire “Salam” perché la guida era palestinese. Lungo il tragitto P. Danesi, fine conoscitore biblico e veterano di Terra Santa, ci parla di tante cose, di tanti nomi che è meglio non trascrivere perché già stanno tutti nella Bibbia. Da ricordare comunque alcuni luoghi che attraversiamo o che vediamo da lontano.

RAMLA (=la sabbia), ex-capitale della Palestina araba sotto gli Omayyadi, quartier generale di Riccardo Cuor di Leone e dei Crociati, come pure di Napoleone Bonaparte quando intraprese l’esodio di Giaffa;

GHEZER, città cananea, ceduta dal Faraone in dote alla propria figlia, moglie di Salomone. I Maccabei vi costruirono una fortezza;

LATRUN, ritenuta da  alcuni come la patria del buon ladrone;

ABU GHOSC, che prese il nome dal brigante che all’inizio del sec. XIX spargeva il terrore nella regione. I Crociati lo ritennero l’ Emmaus del Vangelo. Sulla collina che domina Abu Ghosh si trovano le rovine delle città di Kyryat Ye’arim, dove sostò l’Arca dell’Alleanza.

Impressionante la foresta dei 6.000.000 di piante in memoria di altrettanti Ebrei massacrati dall’odio nazista. Resti di carri armati lungo la strada a ricordo della guerra del ’48.

All’apparire di Gerusalemme la commozione è grande, si canta Lauda Jerusalem.

 Passando attraverso la Gerusalemme nuova, praticamente deserta perché da alcune ore era iniziato il riposo sabbatico, si arriva al nostro Hotel “Holy Land” (situato nei pressi della porta di Erode, con una bella vista sulla città vecchia) verso le ore 19,30. Facciamo conoscenza con la nostra futura guida IBRAHIM, dalle credenziali molto solide (“Una delle migliori guide”, ci assicura un fiorentino che l’ha conosciuto”).

Dopo cena gran parte del gruppo compie subito una rapida visita alla città vecchia.

Gerusalemme, 26. 4. 1975

Un Muezzin, che staziona non molto lontano da noi, lancia senza misericordia verso le quattro del mattino ripetuti grida di invito alla preghiera. Naturalmente ha trovato in noi dei brutti clienti, che al nuovo ambiente non si sono ancora abituati e preferiscono continuare a viaggiare nei sogni ancora lungo le strade dell’occidente. Il “buon giorno” invece che ci viene rivolto per telefono alle 6,30 è già più secondo le nostre abitudini e ottiene senz’altro l’effetto sperato.

Si parte alle 8:00 dopo aver costeggiato le mura della città, ad Oriente, si fa una prima sosta alla terrazza del Gallicantu, dove si ha una veduta completa della vecchia città di Davide. Ammiriamo la sottostante valle del Cedron (Giosafat) e la Geenna. Ci portiamo nei pressi della chiesa di San Pietro in Gallicantu costruita sulla presunta area del palazzo di Caifa, dove (poco probabilmente) Gesù fu rinchiuso nella notte della passione. E’ probabile invece che la chiesa fosse consacrata al ricordo del pentimento di San Pietro. P. Danesi legge il brano del Vangelo di circostanza. Si percorre un tratto di strada che dal Cenacolo conduce al Getsemani, su cui probabilmente passò Gesù il Giovedì Santo.

Ripreso il cammino la guida ci fa notare la linea di demarcazione tra la Giordania ed Israele (1967). Ed eccoci al monte Sion (cristiano):  si dà uno sguardo alla tomba di Davide (a capo coperto) e si curiosa in una stanza da dove uscivano clamori confusi: era una sinagoga con ebrei in preghiera. Finalmente entriamo al Cenacolo, luogo caro a ogni cristiano, ma specialmente al cuore di ogni sacerdote. Ascoltiamo con evidente partecipazione alcune letture bibliche e si canta il Veni Creator. Ci trasferiamo quindi alla chiesa della Dormizione della Madonna, dopodiché celebriamo la messa nella cappella adiacente al Cenacolo con omelia di padre Danesi. Passati sotto la porta di Sion o di Davide, attraversiamo il quartiere armeno della città vecchia. Di fronte al palazzo di Erode non molto lontano dalla porta di Giaffa, iniziamo la processione che ci condurrà fino al sepolcro attraverso le vie del mercato, gremite di folla, incuriosite ma rispettose al nostro passaggio si canta Lauda Sion.

 

Visita al Santo Sepolcro, alla Cappella dell’Apparizione (dove è conservato il Ss.mo Sacramento e la colonna della Flagellazione), agli altari laterali e alla cappella del Calvario.

Al pomeriggio, verso le 14,30 si riparte e ci trasferiamo subito alla piscina di Siloe, creata dal re Ezechia. Viene letto il brano di Vangelo che narra la guarigione del cieco nato.

Primo assalto di bambini palestinesi che chiedono soldi ed oggetti vari. Chi non resiste è letteralmente aggredito. Mac sembra il bersaglio preferito.

Si sale a Betfage, dove una cappella ricorda l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme e l’incontro tra Gesù e Maria e Marta che gli annunciarono la morte di Lazzaro. Letture bibliche. In un’area alquanto ristretta visitiamo poi luoghi celebri: la Grotta del Getsemani (dove probabilmente c’era un frantoio per le olive), la Tomba della Madonna o chiesa dell’Annunciazione, l’Orto degli Ulivi (si sosta ad ammirare quegli olivi secolari, muti testimoni del Signore), la Basilica dell’agonia o delle Nazioni (bacio alla pietra dell’agonia di Cristo).

Mentre ci dirigiamo verso i monte dell’Ascensione la guida ci indica il recinto dei Greci ortodossi detto dei “Viri Galilei”, entro il quale avvenne l’incontro tra Paolo VI ed Atenagora (gennaio 1964). Sosta all’edicola dell’Ascensione e alla cappella del Pater (il seminario egli Apostoli). Quindi si scende a piedi fino alla Cappella del “Dominus flevit” (il cicerone francescano ci illustra la cappella con un linguaggio molto colorito, ma, pare, non altrettanto evangelico).

Chiudiamo la giornata con un piccolo “numero” tipicamente palestinese: con due lire israeliane si può salire in groppa, almeno per alcuni istanti, ad un cammello.

 

Gerusalemme, 27.4.1975

         Verso le 8.00 prendiamo la strada per Betania, dove ritorneremo alla sera, verso Gerico. Il percorso ci richiama subito la parabola del buon samaritano, di cui vene letto il passo. Ad un certo punto s’incontra una casa diroccata, indicata come il luogo dove il buon samaritano condusse il malcapitato della parabola. Osserviamo incuriositi il deserto di Giuda. Ci viene riferito che nella zona esistono solo tre sorgenti d’acqua: da qui si capisce il detto evangelico “Chi dà un bicchiere d’acqua in nome mio…” Si notano tende con beduini, cammelli, capre ed anche accampamenti di militari.

Incontriamo una targa con l’indicazione del livello del mare. Da questo punto si scende verso quel fenomeno di depressione che è il Mar Morto. Si scorge la piana di Gerico ed in fondo il monte Nebo, da dove Mosè vide la terra promessa.

Finalmente si giunge al mar morto, il punto più basso del globo: 400 m.s.l.m. Sembra che 25.000 anni fa fosse collegato con il lago di Tiberiade. Un grande terremoto deve essere all’origine della depressione attuale. L’acqua del lago ha una grandissima salinità (25%). La verde oasi di En Ghedi che attraversiamo  e dove ritorneremo a mezzogiorno per il pranzo sembra un sogno impossibile in quel mare di pietre e di sole. Si arriva alla teleferica che dovrà condurci a Massada. C’è qualche paura, ma dura un attimo.

MASSADA: enorme ex fortezza, fatta costruire da Erode, baluardo di difesa dai Moabiti che avrebbero potuto passare facilmente il tratto di mare (solo 4 km.) tra le due sponde. Di essa aveva parlato Giuseppe Flavio, ma solo recentemente è stato possibile individuarne il luogo. Subì varie trasformazioni, secondo le diverse occupazioni: Erode, Romani, Zeloti, eremiti cristiani. Compiamo un giro di osservazione. Impressionante. Ben visibili, a fondovalle, gli otto accampamenti dei Romani che conquistarono la fortezza, nonostante la strenua difesa dei 960 ebrei ivi rifugiatisi e poi suicidatisi.

Massada è stato il punto più a sud del nostro viaggio in Palestina. Ripercorriamo il tratto di strada fino all’oasi di En Ghedi, dove giungiamo verso mezzogiorno. Breve rinfresco al mar morto per assaggiarne l’acqua (veramente salata) e bagnarci i piedi ed il resto (Bernardo e Gianfausto fanno cose da fachiri nell’acqua). Pranzo al sacco all’ombra delle piante della zona. Meraviglioso il palmeto, L’oasi era una volta una fabbrica di profumi per Salomone.

Si riparte alle 13.00 e si fa sosta a Qumrân, dove la guida ci spiega l’origine delle ricerche fatte nelle grotte della zona (Baù si mostra molto interessato alla storiella della capra). Visitiamo i ruderi del monastero degli Esseni. Ripartiamo alle 14,20 purtroppo non possiamo visitare il luogo dove Gesù fu battezzato da Giovanni Battista, perché zona militare. Nei pressi di Gerico si nota un campo di profughi palestinesi, quasi deserto.

Ed eccoci a Gerico: La più antica città del mondo risale a 7.000 anni prima di Cristo, pare che vi ci siano succedute 17 civiltà. Fu presa da Giosuè. Osserviamo gli scavi che hanno messo in luce le vecchie mura. Di fronte sta il monte delle tre tentazioni ed il monte della Quarantena. Ci sono due Gerico: quella erodiana ad alcuni km. di distanza) e quella attuale (dove ci troviamo noi). Questo spiega alcune differenze dei racconti evangelici circa l’ubicazione di Gerico. Gerico è detta “città delle palme” ed è famosa per le rose, nonché i suoi aranci, di cui abbiamo gustato con abbondanza il succo (non sofisticato stavolta). Ma Gerico è legata soprattutto ad episodi del Vangelo: il cieco e Zaccheo (di cui vedemmo il presunto sicomoro). Una buona rinfrescata alla Fontana di Eliseo giunge a proposito, perché la calura è notevole.

Nel ritorno ripercorriamo la valle d’Abramo e ci divertiamo a guardare le cicogne. Arriviamo a Betania verso le 17.00. Celebriamo la Messa, con l’omelia di circostanza di P. Danesi, impostata sull’amicizia. Dopo la messa si scende alla tomba di Lazzaro e si ritorna all’albergo, ovviamente un po’ stanchi dopo una giornata così lunga.

Gerusalemme, 28 aprile 1975

Partenza alle 7.30. Breve giro attraverso la città nuova araba e mussulmana. Più avanti osserviamo il Gran Rabbinato (il Vaticano di Gerusalemme), la porta di Giaffa, la valle della Geenna, che attraversiamo. Sulla destra vediamo la città nuova ebraica. La guida ci indica il convento di S. Elia (sorto sul luogo dove riposò il profeta Elia), l’Herodion (sullo sfondo), il centro ecumenico TANTUR per cattolici, protestanti ed ortodossi, voluto da Paolo VI.

Passiamo accanto alla Tomba di Rachele, più lontano si intravvedono le vasche di Salomone. La zona è ricca di alberi biblici: viti, fichi, olivi. Il territorio, abitato da arabi, fu conquistato nel 1967 dagli ebrei, che ora vi si insediano con gruppi di case. Ogni tanto si vedono campi di profughi palestinesi. La valle molto verdeggiante, circondata da colline aride, ricorda l’hortus conclusus del cantico dei Cantici. Si percorre la strada patriarcale; anche la S. Famiglia prese questa strada per fuggire in Egitto. Si passa accanto alla fontana di S. Filippo, che ricorda il battesimo dell’eunuco di Candace da parte del diacono Filippo. Sul luogo sorse un capitello con fontana. Lungo la valle di Behkol (=grappolo d’uva) che la tradizione indica come il luogo degli esploratori di Mosè, s’incontra una moschea, con cenotafio al profeta Natan.

Alle 8.30 arriviamo ad HEBRON, chiamata dagli Arabi Al-Khalil (l’amico), perché conserva gelosamente il sepolcro di Abramo, amico di Dio. Modo caratteristico di vestire degli uomini (portano un mantello sulla spalla, in modo da indossarlo all’entrata in casa dell’ospite, per maggior dignità) e delle donne con i volto coperto. Visita al Santuario dei Patriarchi coi cenotafi di Abramo-Sara/Isacco-Rachele) Giacobbe-Lia.

Sulla strada del ritorno facciamo una deviazione a Mambre (ci sono ruderi, ma nessuna traccia  della famosa quercia), dove Abramo mise la sua tenda. Lettura del brano che narra la fuga in Egitto e la strage degli innocenti.

Osserviamo la strada che conduce a Tecoa, patria del profeta Amos.

Alle 9.40 entriamo in Betlemme. Sosta per acquisti in un negozio molto ben rifornito, ma la sua fama di economico non ci ha del tutto convinto.

BETLEMME (=casa del pane): identificata con Efrata (la fruttifera), è adagiata su due colline, con case bianchissime e campanili di varie fedi. Entriamo, attraverso una porta strettissima, nella Basilica della Natività. Celebriamo la messa nella cappella di San Giuseppe, non essendo permesso ai Latini di officiare all’altare della Natività. Breve sosta nella chiesa di Santa Catarina, che è officiata dai Padri Francescani. E’ la chiesa parrocchiale per circa 7.000 cattolici di rito latino. Il Patriarca di Gerusalemme viene per la messa di mezzanotte di Natale. Partecipiamo alla processione alla grotta della Natività e alle cappelle sotterranee che i Padri Francescani compiono ogni giorno. Visitiamo anche la presunta cella di San Girolamo, dove egli compose la Volgata. Pranzo presso i frati e poi tempo libero per le nostre devozioni personali alla grotta della Natività.

Si riparte da Betlemme alle 14,30. Discendiamo verso Beit-Sahur o villaggio dei Pastori. Ricordi biblici di Booz e Ruth. Visitiamo la grotta dei Pastori. La guida ci informa che le case orientali erano costruite davanti ad una grotta e che i pastori si dividono in tre categorie:

  • Coloro che escono al mattino e tornano alla sera

  • Coloro che stanno fuori tutta la stagione

  • Coloro che stanno sempre fuori (sono i nomadi, vivono nel deserto, hanno u temperamento rigido…; questa categoria viene scartata dalla gente, ma Gesù volle accanto a sé proprio questo terzo tipo di pastori).

Visita alla cappella dei SS. Angeli ai Pastori (o santuario del Gloria in excelsis), progettata dall’arch. Barluzzi che volle realizzare l’idea della tenda dei pastori.

Nel ritorno attraversiamo la parte nuova di Gerusalemme con cose interessanti: stazione, mulino di Montefiore (che non funziona per mancanza continua di vento), strada Giorgio V (una delle principali strade di Gerusalemme), museo nazionale o del Libro (con i manoscritti di Qumrân), il parlamento (Knesset), l’università di Gerusalemme (con circa 20.000 studenti, di cui 1/3 di Ebrei provenienti da tutto il mondo, mentre gli Arabi sono solo 300). Osserviamo le aeromobili con targhe gialle (Israele), con targhe blu (territorio occupato). Monte degli Eroi (monte Herzl: giornalista ebreo considerato il padre del Sionismo moderno).

         Discendiamo a valle fino ad AIN KAREM ( = sorgente del campo fruttifero). La tradizione cristiana ha sempre indicato Ain Karem come il luogo della nascita di Giovanni Battista. Questa era la casa di Zaccaria. Più su invece c’è il luogo della casa di villeggiatura di Zaccaria, dove avvenne l’incontro tra la Madonna ed Elisabetta. La chiesa è del ‘600. La grotta-casa è ciò che rimane della casa, dove nacque il Battista.

Lettura del passo biblico. Canto del Benedictus. Si sale a piedi al santuario della Visitazione. Canto del Magnificat. Si riparte alle ore 16,00. Durante il ritorno recitiamo il Rosario.

Gerusalemme, 29. Aprile 1975

Ore 8.00: Santa Messa al Santo Sepolcro (concelebrante principale P. Italo Scola. Messa solenne cantata in latino, con la partecipazione dei Padri Francescani custodi della Basilica e di un piccolo gruppo di cantori arabi cristiani. Messa molto commovente, sia per la grandiosità del luogo, la solennità della cerimonia e la dolcezza dei canti.

         Ci portiamo poi al muro del pianto (chiamato anche muro occidentale): “del pianto, perché gli Ebrei, quando pregano, urlano. Ci sono tracce evidenti, sul muro, di tre epoche diverse. Gli Ebrei non possono mettere piede sulla spianata del tempio per non calpestare il luogo del “Santo dei Santi”, in quanto dopo la distruzione del Tempio non sanno più dove esso sia, per cui temono di profanarlo. Pochi però si attengono a questa legge, cioè praticamente che pregano davanti al muro. Essi pregano per chiedere tre cose:

  1. Perché tutti i popoli si radunino lì.

  2. Per la ricostruzione del Tempi.

  3. Per la venuta del Messia.

Gli uomini e le donne pregano separatamente in due zone distinte. Grande curiosità per i dimenamenti degli oranti.

Si sale poi alla spianata del tempio, che presenta la forma di un trapezio irregolare. La roccia sacra, ora ricoperta dalla cupola della moschea di Omar, costituiva la cima naturale del colle chiamato comunemente monte Moriah (=Dio provvederà), a ricordo del sacrificio di Abramo. Il Tempio di Salomone fu costruito su questa spianata e fu distrutto da Nabucodonosor. Erode fece costruire il terzo tempio, migliore dei precedenti, per conquistarsi la simpatia dei Giudei. Fu questo il Tempio contemporaneo di Gesù.

Fatti biblici: la visione di Zaccaria nel “Santo”, la Purificazione di Maia, la presentazione di Gesù al Tempio, Gesù fra i dottori, l’offerta della vedova, i cambiavalute, la seconda tentazione.

Oggi: Moschea della roccia, ritenuto il luogo dell’ascensione di Maometto. L’attuale Moschea fu completata nel 691. Visitiamo prima la moschea di Al-Aqsa. Un po’ curioso il fatto di toglierci le scarpe per indossare delle pantofole. Nell’interno, che assomiglia ad una basilica cristiana, con colonne in marmo di Carrara, si sente anche uno strano odore che deve avere qualcosa a che fare con i piedi. Poi saliamo alla moschea di Omar, spettacolo di colori e di armonia, tanto all’esterno quanto all’interno. E’ la moschea più bella del mondo.

         Passando sotto la Porta di S. Stefano (o porta dei Leoni) ci dirigiamo alla piscina Bethesda, detta comunemente probatica. Gli scavi eseguiti dai Padri Bianchi misero alla luce una piscina con cinque portici (di solito erano quattro). In questo luogo Gesù compì il miracolo della guarigione del paralitico narrato da San Giovanni. Visitiamo la chiesa di S. Anna, costruita dai Crociati, di cui essa costituisce il migliore esemplare architettonico rimasto. La chiesa fu bombardata e danneggiata parzialmente nel 1967. Circa 70 anni fa rappresentanti di tutte le confessioni si radunarono qui per decidere la riunificazione dei cristiani. Si ritiene che questo sia il luogo dove nacque la Madonna. Letture del passo biblico.

         La collina e il Quartiere portano il nome di Bethesda.

         Dopo il pranzo ed un breve riposo ci portiamo alla cappella dell’ Ecce Homo, sulla via Dolorosa. Era l’ingresso della fortezza Antonia, che fu distrutta da Tito nel 70 d.C. Quindi, attraverso piccoli corridoi, ci dirigiamo al Lithosstrotos, dove Gesù fu incoronato di spine. Sul pavimento è conservato il gioco del “re di burla”. Camminiamo sulle pietre, ritenute quelle della via dolorosa, su cui Gesù camminò almeno quattro volte. Visita al santuario della Flagellazione, dopodiché iniziamo la Via Crucis lungo la via dolorosa.

A turno, indistintamente, appoggiamo sulla spalla una grande croce, mentre un altro ne sorregge l’estremità inferiore del braccio più lungo. Ad ogni stazione si fa una sosta: P. Danesi legge una breve riflessione e recitiamo una preghiera. Nonostante il passaggio per le vie animate della vecchia Gerusalemme, la Via Crucis procede raccolta. Con l’arrivo al Santo Sepolcro si conclude la nostra Via Crucis. Poi ciascuno si trattiene in preghiera personale in questo sacro luogo.

Gerusalemme, 30. Aprile 1975

         Alle ore 8.00 celebriamo la S. Messa in S. Anna, con omelia di P. Danesi. Alcuni, approfittando della mezza giornata libera, si recano in taxi, dopo una visita al museo del Libro, all’Herodion.

         Alle 13,30 lasciamo l’Holy Land Hotel, di cui siamo rimasti soddisfatti per l’alloggio, ma un po’ meno per il vitto. Percorriamo la via di Nablus. Passiamo sul monte Scopus, dove sta crescendo una foresta di cemento. Ultimo saluto a Gerusalemme, dove non ritorneremo più. Sulla sinistra Tell al-Ful (collina delle fave), che fu abitazione di Saul. Da questa collina scendono le valli verso il mar morto. Valle di Ajalon: qui Giosuè disse: ”Fermati, o sole…” e sconfisse i Cananei. Rama, patria del profeta Samuele. Qui Geremia scrisse le Lamentazioni. Altura sulla sinistra, chiamata dai Crociati della “gioia””, perché da lì per la prima volta vedevano la città santa. Nella Bibbia  l’altura di Gabaon. Salomone vi offrì 1.000 sacrifici.

Prendiamo la strada “originale” verso Emmaus, oggi chiamata Al-Qubeibel (piccola cupola), mentre “Emmaus” è un altro villaggio a 30 km. Da qui.

I Crociati indicarono un altro posto, ma questo sembra il più probabile. Ciò è stato confermato anche dagli scavi compiuti dai Padri Francescani qui trattenuti in campo di concentramento dal 1940-44.

Lettura dell’apposito brano biblico nella chiesa della Manifestazione. Consacrata solennemente nel 1901 dal Card. Ferrari. Visita dell’area adiacente, bellissima, con stupendo panorama.

RAMALLAH, paese quasi totalmente cristiano, celebre località di villeggiatura.

 

BIRA, paese gemello di Ramallah, dove Maria e Giuseppe s’accorsero di aver smarrito Gesù.

Sullo sfondo, a destra BETHEL, dove Abramo eresse un altare e Giacobbe ebbe la visione della scala.

Valle dei ladroni. La vista di torri diroccate in mezzo ai campi ci richiama la parabola del padrone che affittò una vigna, poi mandò i servi ecc.

Zona di Shiloh, dove l’Arca dell’Alleanza rimase oltre tre secoli.

Lubban (l’antica Lebona), una delle cinque città che provvedeva per il vino del Tempio.

Si entra in SAMARIA. Dopo aver attraversato un villaggio da cui proveniva Giuda Iscariota, giungiamo a SICHEM. Ci troviamo tra due monti, monte delle benedizioni (Garizim) e delle maledizioni (Nebal). Ricordo di Giosuè e delle 12 tribù. Ci portiamo al pozzo di Giacobbe: qui Abramo mise la sua tenda e da qui si spostò a Bethel. Giacobbe venne qui con le mogli Rachele e Lia, acquistò questo appezzamento di terra e vi scavò un pozzo. Attorno a questo pozzo avvenne il famoso incontro tra Gesù e la Samaritana. Il villaggio di Askar, mussulmano, che sorge sulle pendici dell’Hebal, fu considerato dall’epoca bizantina fino ad oggi comunemente per Sichar. La guida ci erudisce sui Samaritani, che già al tempo di Cristo erano in grande rivalità con i Giudei. Attualmente sono circa 400; credono solo al Pentateuco. Viene letto il passo biblico della Samaritana. Visitiamo la basilica “incompiuta” ed il pozzo, da cui una “samaritana” del nostro gruppo (Hejdee) estrae a fatica un secchio d’acqua a cui tutti attingiamo. Un poco più oltre visitiamo degli scavi, con ruderi che risalgono all’epoca di Giacobbe.

Nabius (Flavia Neapolis), patria di San Giustino, vide per molto tempo le lotte tra Cristiani e Samaritani. Non possiamo vedere purtroppo il cosiddetto papa dei Samaritani, perché ancora sul monte, la qual cosa ci procura una grosse delusione.

Sosta nei pressi di Sebastiya, adagiato su una collina su cui sorgeva la città di SAMARIA, che fu la capitale del regno di Israele. Visitiamo i ruderi dell’epoca di Achab ed i resti del tempio di Augusto. A ridosso di una collina, sovrastante una bella piana, sorge Sanur (l’antica Betulia), nota per la vicenda di Giuditta e Oloferne.

Dotan, presso cui Giuseppe fu venduto ai mercanti.

Genin, (la fontana dei giardini), dove Gesù guarì i dieci lebbrosi, città di confine tra la Samaria e la Galilea.

Pianura di Fedralon (=Dio ha seminato), bellissima. A destra il monte Gelboe, dove Saul cadde in guerra. Nei pressi c’era il confine tra la Giordania ed Israele prima del 1967.

Afula, nata circa 50-60 fa 30.000 abitanti, tutti ebrei. A 10 km. Da Nazareth intoniamo il rosario. Arrivo all’albergo di Nazareth verso le 18.30.

Nazareth, 1. Maggio 1975

Partenza alle ore 8.00. Percorriamo la Via Paolo VI, dedicata a lui in ricordo della sua visita nel 1964. Costeggiamo il muro che delimita un’area che fu abitazione di Charles de Foucauld per tre anni. Ci portiamo alla Basilica dell’Annunciazione.

         La guida ci spiega che NAZARETH (=Fiore) al tempo di Cristo non era grande, aveva circa 500 persone, però risale ad Abramo. La tradizione ha sempre indicato questo posto come luogo dell’Annunciazione. Nel 1631 questo luogo passò ai Padri Francescani. Nel 1955 iniziarono gli scavi, da cui uscì la chiesa crociata (sulle cui fondamenta fu costruita la chiesa attuale), sotto la quale c’era la chiesa bizantina. Gli scavi proseguirono e sotto gli intonachi della chiesa bizantina furono rinvenute delle iscrizioni dei Giudei cristiani. La chiesa attuale fu inaugurata nel 1969, architetto Giovanni Nuzio. Visitiamo la bellissima chiesa ed la grotta dell’Annunciazioni, dove risalta l’iscrizione “Verbum caro hic factum est”.

         Ci portiamo poi alla chiesa della “Nutrizione”, che sorge nella chiesa di San Giuseppe. Vediamo l’abside crociata e la vasca del Battesimo, ricca di simboli:

  • Tre battesimi (fuoco, acqua, Spirito)

  • Pietra nera = Cristo

  • Sette gradini, sette cieli, sei angeli ecc.

  • Percorrendo una stretta via, molto animata, giungiamo alla sinagoga, dove Gesù lesse il passo di Isaia che parlava di lui. Si dubita tuttavia che questa sia la sinagoga del tempo di Cristo. Il luogo appartiene ai Greci cattolici.

 

Una parola sulle sinagoghe: sono orientate verso Gerusalemme, eccettuate quelle dei primi due secoli. Veniva deposto sul leggio il Pentateuco, mentre il resto della Bibbia non era obbligatorio. Sette laici (oggi tre) potevano leggere la Bibbia. Gesù potè leggere la Bibbia: lesse in ebraico, ma spiegò il passo in aramaico, lingua comprensibile ai presenti. Lettura del passa evangelico.

9.30: partenza per il monte Tabor. Alla periferia di Nazareth osserviamo il monte indicato come il “monte del precipizio”.

Sulla sinistra si adagia la cittadina di Balfuria (da Balfour, quello della Dichiarazione del 1917).

         Passiamo attraverso Afula alta, a sinistra indicata una località dove, durante la seconda guerra mondiale, era stato allestito un campo di concentramento per soldati italiani.

Sulla destra, NAIN (lettura del passo evangelico).

A Daburiya (Deborah-ape) inizia la salita al Monte Tabor. In questo villaggio rimasero gli otto discepoli, mentre Gesù porta con sé Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte: questi discepoli non riuscirono a scacciare il demonio che fu condotto loro. Inoltre qui Barak, consigliere della profetessa Debora, riportò la vittoria contro l’esercito di Sisara.

Ad un certo punto la strada s’inerpica paurosamente e si restringe sempre più, con curve a gomito, alquanto pericolose. Bisogna quindi ricorrere ai taxi per giungere fino in vetta. Qui lo spettacolo è maestoso: sul fondo si erge il monte Hermon, ancora incappucciato, da cui nasce il Giordano, i monti di Èfraim e la catena del Carmelo; parte del lago di Genessareth e le montagne del Golan sono di fronte al nostro punto di osservazione; a valle si estende la splendida pianura di Hedrelon. Il monte Tabor è forse originato da un vulcano.

Il Vangelo non nomina espressamente il Tabor come luogo della trasfigurazione, ma la tradizione si è sempre riferita ad esso.

I Bizantini edificarono tre chiese in ricordo delle tre tende, distrutte dai Persiani, rifatte dai Crociati … finché il Tabor fu ceduto ai Francescani, i quali fecero costruire l’attuale basilica, terminata nel 1924, su disegno del Barluzzi che si ispirò all’architettura romano-siriana. All’esterno della basilica ci sono ruderi del monastero dei Benedettini, ai quali era stata affidata l’officiatura del santuario al tempo dei Crociati. All’interno della basilica visitiamo le cappelle dedicate ad Elia e a Mosè, con interessanti mosaici, nonché la cappella di Gesù, con roccia antica ben conservata e molti mosaici. S. Messa concelebrata (con P. Favarato celebrante principale ed omelia di P. Danesi). Pranzo presso il convento dei Francescani.

         Si riparte alle 14.00 per Haifa. I taxi ci riportano al nostro pullman, presso cui bambini palestinesi ci offrono ramoscelli di olivo in cambio di qualche spicciolo. Mac è nuovamente il più ricercato. Attraversiamo la zona di Zabulon (Betlemme di Zabulon è a pochi km.; l’evangelista dice Betlemme di Giudea per distinguerla da questa località). Ci avviciniamo ai monti del Carmelo (=giardino), la cui catena è lunga trenta km. Attraversiamo il fiume Kishon, nelle cui acque scorse il sangue dei 400 sacerdoti di Baal.

HAIFA, conta 240.000 tutti ebrei. Un grosso contingente di Palestinesi si è rifugiato all’estero ed ora combatte per la liberazione della loro terra. Haifa è il porto più importante e la città più industriale di Israele (si dice: Ad Haifa si lavora, a Tel Aviv ci si diverte, a Gerusalemme si prega). Importante il monte Carmelo, considerato il simbolo della bellezza nel Cantico dei Cantici. Sul Carmelo c’era una scuola per profeti. Ad Haifa c’è un ospedale italiano gestito dalle suore di Sant’Anna.

Facciamo una piccola sosta, lungo la salita verso il Carmelo, per ammirare lo splendido golfo. Imponente la cupola dorata del santuario persiano, centro spirituale della setta dei Bahaiti, che ad Haifa sono solo 300, ma sono molto numerosi in Persia ed in America. Sullo sfondo S. Giovanni d’Acri e più lontano i confini del Libano.

Visita al Monte Carmelo: fuori osserviamo una piccola piramide in muratura, che accoglie le ossa dei soldati di Napoleone uccisi dai Turchi. La chiesa attuale ha la forma di croce greca. Sull’altare maggiore troneggia la statua della Madonna del Carmelo che i più devoti fra di noi baciano. Sotto il coro si apre la grotta di Elia, dove, secondo la tradizione, avrebbe abitato il profeta quando si ritirava sul Carmelo.

Si riparte alle 16,45. Scendiamo verso il centro città che attraversiamo. All’uscita di Haifa intoniamo il Rosario. Rientro a Nazareth alle 17.30

Nazareth, 2. maggio 1975

Partenza alle 7.45. Passiamo accanto alla “Fontana della Vergine”, dove la Madonna era solita attingere acqua. Più avanti, sullo sfondo a sinistra, Sofforis, con casa di Gioacchino ed Anna.

A 4 km. Da Nazareth Mashad, l’antica Gath-Hepher, patria di Giona. All’entrata di KANA vediamo una fonte con donne che lavano more antiquo. Cana è un paese di circa 6.000 abitanti, totalmente arabo, di cui ¼ cristiani, gli altri mussulmani. Il nome di Cana è legato ad una festa nuziale, per cui è opportuna una parola sul matrimonio in oriente: per prima cosa si fa il contratto, mentre la festa viene celebrata dopo sei mesi od un anno, a seconda delle possibilità della famiglia. La festa dura una settimana, a cui tutti possono partecipare, spesse volte in numero superiore al previsto. Leggiamo il brano evangelico delle nozze di Cana. Visita alla cripta che conserva ruderi della chiesa bizantina.

Attraversiamo una zona con campi di grano, sassi ecc. Reminiscenze bibliche: i discepoli che mangiano granelli di frumento (il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato…); la parabola del seminatore; incontro tra Gesù e Natanaele, nativo di Cana.

Monte della corna di Hattin, che ricorda la disastrosa battaglia (1187) che pose fine al regno latino di Gerusalemme. Qui Saladino sconfisse i Crociati: vi perirono 20.000 crociati e 30.000 vennero fatti prigionieri.

Entriamo nel Kibbutz “LAVI” (=leonessa), fondato nel 1937. In Israele ci sono 260 Kibbutz. Alcuni di essi sono di tipo cooperativistico, altri, la maggioranza, invece esigono che anche i membri non ricevano nulla dal proprio lavoro. I guadagni infatti servono per l’ingrandimento del Kibbutz. Ci sono anche Kibbutz religiosi (una ventina), che possiedono una Sinagoga. La popolazione dei Kibbutz varia da 100 a 500 persone, pochissimi raggiungono il migliaio. Si lavora otto ore al giorno (moglie e marito); i figli piccoli dormono assieme in una stanza; la direzione dei Kibbutz si rinnova ogni anno; c’è un medico e ci sono le scuole; il kibbutz è aperto agli Ebrei di qualunque ceto sociale, gli altri possono viverci poco tempo; il Kibbutz è basato sull’agricoltura (il 70% della agricoltura d’Israele proviene dai Kibbutz: attualmente i kibbutz sono in via di industrializzazione e si sono aperti anche al turismo.

Pertanto verso il lago di Genessareth abbiamo di fronte, sullo sfondo, le alture del Golan.

Ed eccoci al lago di Tiberiade (aveva vari nomi: Kinneret (=arpa, dalla forma del lago); lago di Genessareth, dalla pianura; il mare di  Galilea; il lago di Tiberiade; i cristiani lo chiamarono il lago di Gesù).

Il lago si trova a 212 metri sotto il livello del mare, misura 21×11 km.)

L’acqua è dolce ed è molto pescoso (famoso il pesce di San Pietro).

TIBERIADE, costruita da Erode Antipa nel 20-22 d.C. Nel secondo e terzo secolo qui fu completato il Talmud (la tradizione), nonché la Mishna (l’interpretazione). Vi fu pure compilata la Bibbia Masoretica.

La città è completamente ebrea ed è centro turistico rinomato. Le Mure risalgono al 1700. Usciti dalla città passiamo accanto alle terme che hanno acque sulfuree; notiamo i resti delle terme dell’epoca romana. Poco dopo arriviamo al tanto sospirato GIORDANO, che nasce dall’Hermon ed entra nel lago di Tiberiade. Sostiamo nel tratto in cui il Giordano esce dal lago. Lettura del passo biblico. Alcuni entrano in acqua.

Riprendiamo il cammino, costeggiando il lago dalla parte orientale. Sulla destra si nota il confine attuale con la Giordania. Attraversiamo una zona ricchissima di palma di banane e di datteri. Entriamo nel Kibbutz En Ghev, di recente fondazione. Sulla montagna sovrastante ci sono le rovine di Rippos, città della Decapoli. Da En Ghev prendiamo il battello ed attraversiamo il logo fino a Cafarnao: alla nostra destra intravediamo Gerasa, Betsaida, alla nostra sinistra Magdala. Leggiamo il brano evangelico della tempesta sedata.

Verso mezzogiorno arriviamo al monte delle Beatitudini, dove le suore Francescane ci hanno preparato un pranza veramente in sintonia con l’ambiente.

Alle 14,15 iniziamo la visita alla zona sottostante, nelle adiacenze del lago. Notiamo l’anfiteatro naturale tra la costa ed il lago: Gesù si scostava leggermente sul lago in modo da essere ascoltato da tutti.

CAFARNAO: (Kefar Nahum, villaggio di Nahum o della consolazione). Probabilmente era una villaggio di confine, infatti vi passava una strada che conduceva alla via del mare. Qui Levi (Matteo) faceva probabilmente il doganiere. Gesù scelse questa città come sua residenza abituale, probabilmente perché era punto di incontro di nazioni diverse. Il paese misurava 700 m. di lunghezza e 300 di larghezza. Gli scavi hanno riportato alla luce un mosaico bizantino, una sinagoga (costruita sulla sinagoga del centurione) forse del II sec. d.C. E’ stata pure ritrovata “la casa”, come riferisce l Vangelo, che doveva essere la casa di San Pietro (sappiamo infatti che Pietro ed Andrea erano di Betsaida, ma avevano acquistato una casa a Cafarnao). Da notare che tutte le cittadine intorno al lago, nel VI e VII sec. Sono sparite.

Reminiscenze bibliche: condanna di Gesù a Cafarnao per la sua incredulità, il miracolo del paralitico, la vocazione di Matteo, il miracolo della guarigione del servo del centurione e della suocera di Pietro; nella sinagoga di Cafarnao Gesù parlò del pane del cielo (in questi luoghi furono rinvenuti molti mulini: è probabile che Gesù abbia parlato del “pane”, proprio perché qui si faceva del buon pane). Visita ai ruderi della casa di San Pietro, di cui aveva parlato la pellegrina Eteria. In questi luoghi furono trovati anche pavimenti sconnessi, che illumina meglio alcuni particolari della parabola della dramma.

Prima di ripartire abbiamo la fortuna di incontrare il noto archeologo P. Virgilio Corbo, che diresse i lavori degli scavi dell’Herodion e che dirige attualmente quelli di Cafarnao.

Arriviamo alla località detta Tabgha (sette fonti).

Chiesa del Primato, dove la tradizione ritiene che Gesù confermò il primato di Pietro, a lui conferito a Cesarea di Filippo, ai piedi del monte Hermon.

Rinfresco nell’acqua del lago.

Chiesa della moltiplicazione dei pani, e ricordo del luogo, o meglio, della zona dove fu compiuta la moltiplicazione dei pani. Gli scavi eseguiti riportarono alla luce due chiese (la prima risale al 350 e la seconda al 385), le quali rispettano entrambi un luogo su cui è posto l’altare attuale. Gli scavi quindi sembrano aver confermato le informazioni riportate dalla pellegrina Eteria. Bei mosaici nel pavimento laterale a sinistra.

Si ritorna al monte delle Beatitudini, dove alle 16.30 concelebriamo (celebrante principale P. Scroccaro), con omelia di P. Danesi.

Partenza alle 17.30. Costeggiamo stavolta la parte occidentale del lago. Osserviamo sulla sinistra la centrale di pompaggio dell’acqua per l’irrigazione che giunge fino al Negev.

Valle di Genezareth (qui fu rinvenuto l’homo galileiensis)

MAGDALA (=torre): patria di Maria; oggi vi si stanno eseguendo degli scavi sotto la direzione di P. Corbo. Pare che qui Cristo abbia detto: “Questa generazione non merita nulla, eccetto il segno di Giona”.

Presso Tabgha. Luogo della moltiplicazione dei pani, ci sono fonti di acqua salata: quest’acqua viene incanalata e condotta nel fiume Giordano all’uscita dal lago di Tiberiade in modo da non salare il lago.

Sulla cresta dei monti del Golan si intravedono le tende bianche degli accampamenti dei soldati dell’ONU.

Riattraversiamo Tiberiade. Ritorno all’albergo alle 18.30.

Nazareth, 3 maggio 1975

La nostra permanenza in Terra Santa sta volgendo al termine.

Alle 7.00 diciamo la Messa nella Chiesa dell’Annunciazione (celebrante principale P. Baù, con omelia di P. Danesi). Sostiamo nella basilica in preghiera fino alle 8.15.

Partenza da Nazareth alle 9.00.

Notiamo sulla destra i ruderi di MEGIDDO, città chiave della zona. Megiddo fu fortificata da Salomone, che vi teneva i suoi cavalli. Nell’Apocalisse Megiddo è diventata il sinonimo del bene e del male. Secondo alcune sette protestanti qui avrà luogo la battaglia finale. Dopo aver superato il passo di Megiddo entriamo nella pianura di Sharom, ricca di agrumeti.

Sosta all’entrata dell’aeroporto per una prima registrazione. Controllo molto più spedito che alla partenza da Roma.

Salutiamo l’autista e la guida Ibrahim, ai quali siamo molto riconoscenti perché tutto si è svolto nel migliore dei modi.

Alle 13.10 locali si decolla dall’aeroporto di Lidda. Più di uno forse è commosso. Addio, Israele, ma forse tutti in segreto pensano ARRIVEDERCI.

 

P.S. Il cronista non ha intesto far opera letteraria, per cui si scusa per lo stile sbrigativo, ma soprattutto per le molte cose omesse, per le imprecisioni riportate e si augura, per il resto, di essere riuscito a fermare sulla carta almeno parte delle emozioni vissute assieme in Terra Santa.

Un vivo ringraziamento inoltre vada da queste pagine a P. Giacomo Danesi, il quale ha voluto, organizzato ed animato questo pellegrinaggio che rimarrà certamente tra i ricordi più belli della nostra vita.

 

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Autore: Bonassi Orazio

Nato a Rezzato in Provincia di Brescia il 27.maggio 1941 Cittadino Tedesco e appartenente al Clero della arcidiocesi di Monaco di Baviera. Ordinato Sacerdote a Brescia il 25 giugno 1966. Residente a Kammlach.