ramadan – digiuno

In questi giorni i mussulmani celebrano il RAMADAN, un periodo di digiuno. Faccio loro i migliori auguri per questa festività e suggerisco  alcune riflessioni tratte dalle mie raccolte.

 Digiuno di San CarloLa pratica del digiuno

«Comandò loro di non prendere niente per il viaggio; né pane, né sacca, né denaro nella cintura» Marco 6.8

«Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta! Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore perderlo, il tuo dolore non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di Lui e vivrai in una grande pace» Santa Teresa d’Avila

 «Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio» Mt 4,4

Alcuni consigli:

ALLEGGERIRCI DAI PESI INUTILI

Prima di tutto: quali sono le catene, i vizi, che ci bloccano o rallentano? Riconosciamoli e lasciamo che Gesù ci liberi dalle nostre schiavitù! Il cammino è ancora faticoso? Vuol dire che nella sacca ci sono ancora pesi inutili: qualche attaccamento che ci condiziona, qualche legame che ci limita, qualche abitudine che ci infiacchisce. Siamo pronti a lasciarci potare, trasformare, plasmare? A volte non basta rinunciare solo al peccato, ma è necessario dar via anche progetti e sentieri che sono belli e santi, ma non sono quelli giusti per noi e perciò ci allontanano dalla meta.

UN’OPPORTUNA GINNASTICA PER L’ANIMA

Per digiuno non dobbiamo intendere soltanto la privazione di un cibo, ma di qualunque cosa a cui attacchiamo il cuore, a volte in maniera disordinata ed esagerata, a volte senza neanche accorgercene, a volte facendo del male ad altri.

Digiunare dal peccato

Il primo “esercizio” da compiere se decidiamo di “allenarci” con Gesù è rinunciare al peccato.

Nel rito del Battesimo la liturgia prevede un impegno esplicito: «Rinunciate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio? Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato? Rinunciate a Satana, origine e causa di ogni peccato?».

Ogni volta che digiuniamo dal peccato, che rifiutiamo la tentazione, stiamo professando con i fatti il Credo che la domenica recitiamo con le parole.

Digiunare da ciò che ci “imprigiona”

Il secondo esercizio sembrerebbe più facile e, invece, ci costa di più: c’è quella partita di calcio con gli amici a cui -cascasse il mondo! – non rinunceresti? Ti accorgi di diventare irascibile se una telefonata o una domanda di una persona cara interrompe la visione di quel programma televisivo? Non puoi fare a meno di quell’oggetto – cellulare, automobile, computer, telecomando, gioielli, trucco – per vivere?

Forse è il caso di prendere coscienza dell’inutilità di fare il “fioretto” delle caramelle e di rinunciare, per una volta, a qualcosa che ci costa davvero. Non per la privazione in sé, che potrebbe anche essere inutile e alimentare un circuito perverso di tristezza interiore, ma per guadagnare libertà e capacità di donarci. Dopo la rinuncia, infatti, ci sentiremo più liberi, più leggeri, più sereni, e scopriremo anche di avere più tempo: tempo da dedicare alla preghiera, alla famiglia, agli amici, a un’opera di carità…

L’AUTENTICO SPIRITO DEL DIGIUNO

Che senso ha digiunare se non siamo disposti a cambiare veramente vita?

Se il nostro digiuno è senza cuore, se non è animato da un profondo desiderio di conversione, è completamente inutile.

Il digiuno ci aiuta ad aprire il cuore alle necessità di chi ci è accanto.

«È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo si umilia? Curvare la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è dunque questo ciò che chiami digiuno. giorno gradito al Signore? Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo?» Isaia 58,5-6

IMITARE GESÙ NELL’ASTINENZA DAL CIBO

Anche Gesù ha digiunato, indicandoci con il suo esempio il significato profondo della penitenza. I Vangeli sinottici ci mostrano come il Maestro abbia iniziato la sua missione pubblica con un tempo di preghiera e digiuno, nel deserto: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame» (Matteo 4,1-2; v. anche Marco 1 e Luca 4).

Fiducia incondizionata

Gesù, vero Dio e vero uomo, soffre la fame come ciascuno di noi. La sua mortificazione prolungata ci offre un esempio di come prepararci alla lotta contro le tentazioni, svuotando il cuore e la mente dai pensieri inutili e testimoniando con tutte le fibre del nostro essere che «non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio» (Matteo 4,4).

Il valore del cibo

Gesù non disprezza il cibo: più volte gli evangelisti ci raccontano momenti di convivialità, banchetti ai quali il Signore partecipa con piacere. «È venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori!”» (Luca 7,34). Gesù ha mostrato con segni evidenti la sua premura per coloro che lo seguivano senza avere il tempo di mangiare e di procurarsi cibo: il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci rivela chiaramente la sua profonda compassione.

Eppure il pane materiale non basta: Gesù sa che per saziare il cuore dell’uomo ci vuole molto di più. E durante l’Ultima cena istituisce l’Eucaristia, il pane di vita eterna.

 

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Autore: Bonassi Orazio

Nato a Rezzato in Provincia di Brescia il 27.maggio 1941 Cittadino Tedesco e appartenente al Clero della arcidiocesi di Monaco di Baviera. Ordinato Sacerdote a Brescia il 25 giugno 1966. Residente a Kammlach.