Parola di Dio al centro

RIMETTERE AL CENTRO

LA PAROLA DI DIO

Gruppo biblico di Erisried

Il modello attuale di parrocchia non funziona più. Si fa fatica ad assolvere il proprio compito di evangelizzazione; lo si coglie già  nella fase di iniziazione cristiana: dopo la Cresima i ragazzi spariscono:

Da che cosa?

Nella maggior parte dei casi da tutto: dalle celebrazioni, dalla partecipazione alla vita  della parrocchia. In età adolescenziale c’è il vuoto, salvo ricomparire magari all’oratorio estivo, come al parcheggio. Credo sia un problema dei genitori, più che dei ragazzi. Lo si capisce dagli incontri: vogliono i sacramenti come rito, come tradizione, perché i figli non si sentano diversi, ma dopo non resta altro.

In una grande città va meglio o peggio?

Forse anche peggio, ma non credo ci siano differenze sostanziali. Sono diverse le esperienze, ma  l’humus problematico è identico: c’è un abisso tra le indicazioni pastorali che i vescovi ci danno e la realtà quotidiana.

Di chi è la responsabilità?

Sono molte e diverse. È un fatto che l’applicazione alla lettera delle indicazioni è molto difficile, perché la gente non risponde, chiede di essere accontentata.

Un esempio?

I vescovi chiedono di coinvolgere i genitori nel cammino dei bambini, ma i genitori, quando vengono agli incontri, in genere li subiscono, salvo eccezioni, come un obbligo.

Che peso hanno l’aspetto sociale e il tempo della famiglia sempre più stretto?

Molto, la Chiesa parla di cammini differenziati: non tutti nello stesso tempo, non tutti alla stessa scadenza, ma è difficile da parte di  un genitore accettare che il loro bambino faccia la prima Comunione dopo gli altri. Certo, ci vuole elasticità da parte del parroco, ma bisognerebbe ricordare che il sacramento non è un obbligo, ma un dono e anche una scelta». Nella parrocchia tedesca di Puchheim negli anni 1993-2001 avevamo tentato l’esperienza  di dividere in piccoli gruppi le prime comunione, da celebrare in diverse festività ed evitando certi apparati esterni dettati dal si è sempre fatto così. Solo pochissime famiglie erano entusiaste dell’idea: ma le altre (in una “falsa intesa democrazia” non hanno permesso neppure di tentare). Che fare?

Vede soluzioni?

Tentare vie sperimentali magari di ritorno alle origini, mettendo al centro l’ascolto della Parola di Dio, perché non si dimentichi che è quella, e non la tradizione o il diritto di nascita, a suscitare la fede. Immagino, per esempio, per tutti quelli che lo chiedono, un cammino che ripercorra le tappe del catecumenato. E questa via abbiamo seguito, introducendo la scuola della parola con appuntamento settimanale. Dopo dieci anni circa ha portato i suoi frutti nella comunità su diversi settori: biblico, lirurgico e anche nella conduzione esterna della parrocchia: centralizzazione sui temi biblici e sulla liturgia domenicale, lasciando ai laici quasi tutto l’altro settore.

 I sacerdoti sono pochi e impegnati: c’è spazio per un dialogo individuale?

Esempio di un colloquio confidenziale presso il caminetto, praticato da politici
Esempio di un colloquio confidenziale presso il caminetto, praticato da politici

Ho sempre sostenuto la pastorale del “camino” (lo stare intorno al fuoco in una atmosfera fraterna), del dialogo con poche persone alla volta, non però sempre gli stessi. Colloqui impostati sulla fiducia, sulla parresia e sulla gioia

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Autore: Bonassi Orazio

Nato a Rezzato in Provincia di Brescia il 27.maggio 1941 Cittadino Tedesco e appartenente al Clero della arcidiocesi di Monaco di Baviera. Ordinato Sacerdote a Brescia il 25 giugno 1966. Residente a Kammlach.