omelia per il 50mo di sacerdozio

Cari confratelli, nel celebrare i 50 anni di sacerdozio vogliamo innanzitutto dire un grande “grazie” a Dio, datore di ogni dono e a tutti coloro che ci hanno accompagnato nel cammino fino al sacerdozio ed in questi cinquanta anni, in cui siamo andati, in diversi modi e vie, sulle strade periferiche, a portare agli emigrati la lieta novella, che è lui il Cristo.

Il Vangelo di Giovanni narra che prima di morire e risorgere per noi, Gesù ha compiuto un gesto che si è scolpito nella memoria dei discepoli: la lavanda dei piedi. Un gesto inatteso e sconvolgente, al punto che Pietro non voleva accettarlo. È commovente l’apertura data da papa Francesco a questo gesto, esteso anche alle donne. Vorrei soffermarmi sulle parole finali di Gesù: “Capite quello che ho fatto per voi? Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri». In questo modo Gesù indica ai suoi discepoli il servizio come la via da percorrere per vivere la fede in Lui e dare testimonianza del suo amore. Gesù stesso ha applicato a sé l’immagine del “Servo di Dio” utilizzata dal profeta Isaia. Lui, che è il Signore, si fa servo! Lavando i piedi agli apostoli, Gesù ha voluto rivelare il modo di amare di Dio nei nostri confronti, e dare l’esempio del suo «comandamento nuovo» ( Gv 13,34) di amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato, cioè dando la vita per noi. Lo stesso Giovanni lo scrive nella sua Prima Lettera: da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli […] Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (3,16.18).

L’amore, quindi, è il servizio concreto che rendiamo gli uni agli altri. L’amore non sono parole, sono opere e servizio; un servizio umile, fatto nel silenzio e nel nascondimento, come Gesù stesso ha detto: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3). Esso comporta mettere a disposizione i doni che lo Spirito Santo ci ha elargito, perché la comunità possa crescere. Inoltre, si esprime nella condivisione dei beni materiali, perché nessuno sia nel bisogno. Questo della condivisione e della dedizione a chi è nel bisogno è uno stile di vita che Dio suggerisce anche a molti non cristiani, come via di autentica umanità.

Da ultimo, non dimentichiamo che lavando i piedi dei discepoli e chiedendo loro di fare altrettanto, Gesù ci ha invitato anche a confessare a vicenda le nostre mancanze e a pregare gli uni per gli altri per saperci perdonare di cuore. ln questo senso, ricordiamo le parole del santo vescovo Agostino quando scriveva: “Non disdegni il cristiano di fare quanto fece Cristo. Perché quando il corpo si piega fino ai piedi del fratello, anche nel cuore si accende, o se già c’era si alimenta, il sentimento di umiltà (…). Perdoniamoci a vicenda i nostri torti e preghiamo a vicenda per le nostre colpe e così in qualche modo ci laveremo i piedi a vicenda».

L’amore, la carità è il servizio, aiutare gli altri,
servire gli altri. Quando tu ti dimentichi di te stesso e pensi agli altri, questo è amore! E con la lavanda dei piedi il Signore ci insegna ad essere servitori, di più: servi, come Lui è stato servo per noi, per ognuno di noi.

Dunque, cari confratelli e amici, essere misericordiosi come il Padre significa seguire Gesù sulla via del servizio. Grazie.

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Autore: Bonassi Orazio

Nato a Rezzato in Provincia di Brescia il 27.maggio 1941 Cittadino Tedesco e appartenente al Clero della arcidiocesi di Monaco di Baviera. Ordinato Sacerdote a Brescia il 25 giugno 1966. Residente a Kammlach.