Esame di coscienza

Carissimi, vi offro prima del Natale un testo di Papa Francesco rivolto alla Curia Vaticana il 22.12.2014.

L’ho rielaborato per me e per voi, essendo tanto attuale, sia nell’ambito sacramentale (sacramento del perdono) che nella vita mondana giornaliera. Fa’ bene fermarsi e riflettere (viene raccomandato anche ai manager più impegnati).

Vi faccio i più sentiti auguri natalizi e di anno nuovo.

Orazio

This handout photo made by Italian Justice Minister shows Pope Francis washes and kisses the feet of a young offender during the mass of the Lord’s Supper during on Holy Thursday at the prison for minors “Casal del Marmo” in Rome, Italy, on 28 March 2013.
ANSA/ITALIAN JUSTICE MINISTER/AGOSTINO SCUDIERI
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Dopo aver fatto gli auguri e salutato coloro che finiranno la loro missione in Curia per raggiunti limiti di età o assunzione di altri impegni, il papa aggiunge: “… partendo proprio da questa richiesta di perdono, vorrei che questo nostro incontro e le riflessioni che condividerò con voi diventassero, per tutti noi, un sostegno e uno stimolo a un vero esame di coscienza per preparare il nostro cuore al Santo Natale.”

Già questa affermazione ci fa capire come molti giornalisti abbiano letto tale discorso in un contesto distorto, definendolo “una lavata di capo ai membri della Curia”. Falso! Il Papa parla di “noi”, non si estranea ad alzare il dito contro nessuno, ma semplicemente afferma l’importanza che noi tutti ci pentiamo e ci confessiamo.

Prosegue il testo: “La Curia è un corpo dinamico, essa non può vivere senza nutrirsi e senza curarsi. Difatti, la Curia – come la Chiesa – non può vivere senza avere un rapporto vitale, personale, autentico e saldo con Cristo. Un membro della Curia che non si alimenta quotidianamente con quel Cibo diventerà un burocrate (un formalista, un funzionalista, un mero impiegato….

  • La preghiera quotidiana,
  • la partecipazione assidua ai Sacramenti, in modo particolare all’Eucaristia e alla Riconciliazione,
  • il contatto quotidiano con la Parola di Dio e la spiritualità tradotta in carità vissuta sono l’alimento vitale per ciascuno di noi.
  • Che sia chiaro a tutti noi che senza di Lui non possiamo fare nulla (cfrGv15,5).

La Curia è chiamata a migliorarsi, a migliorarsi sempre e a crescere in comunione, santità e sapienza per realizzare pienamente la sua missione… Questa riflessione ci aiuterà a prepararci al Sacramento della Riconciliazione, che sarà un bel passo di tutti noi per prepararci al Natale.

Ecco dunque un paradigma per fare un serio esame di coscienza:

  1. La malattia del sentirsi “indispensabile”. È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente (cfr Lc12,13)

L’antidoto a questa epidemia è la grazia di sentirci peccatori e di dire con tutto il cuore: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc17,10).

  1. La malattia del “martalismo” (che viene da Marta), della eccessiva operosità, trascurando, inevitabilmente, “la parte migliore”: il sedersi ai piedi di Gesù (cfr Lc10,38-42).

Antidoto: Valorizzare di più il tempo del riposo, da trascorrere con i famigliari e nel rispettare le ferie come momenti di ricarica spirituale e fisica.

  1. C’è anche la malattia dell’ “impietrimento” mentale e spirituale: ossia di coloro che posseggono un cuore di pietra e la “testa dura” (cfrAt7,51).

Antidoto: Avere “i sentimenti di Gesù” (cfr Fil2,5) perché il nostro cuore, con il passare del tempo, non si indurisca e diventi incapace di amare incondizionatamente il Padre e il prossimo (cfr Mt 22, 34-40).

  1. La malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo: attenti a non diventare così un contabile o un commercialista. Preparare tutto bene è necessario, ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo, che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione (cfrGv 3,8).

Antidoto: la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo … Egli è freschezza, fantasia, novità».

  1. La malattia del cattivo coordinamento: quando le membra perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità, diventando un’orchestra che produce chiasso, perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra.

Antidoto: Non dire sempre: “qui comando io”, “io sono il capo”. Apriti alla collaborazione, agli altri. Ti arricchirai e la tua vita diventerà una sinfonia

  1. La malattia della rivalità e della vanagloria: quando l’apparenza e le insegne di onorificenza e i titoli diventano l’obiettivo primario della vita.

Antidoto: le parole di san Paolo: «Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil 2,3-4).

  1. La malattia della schizofrenia esistenziale. E’ la malattia di coloro che vivono una doppia vita e che sono severi con agli altri e indulgenti con sé.

Antidoto: La conversione è urgente e indispensabile per questa gravissima malattia (cfr Lc 15,11-32).

  1. La malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi. È la malattia delle persone vigliacche, che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle. Si inizia per far due chiacchiere e si finisce per rovinare il tessuto sociale in cui si vive.

Antidoto: Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te.

  1. La malattia di divinizzare i capi.  Sono vittime del carrierismo e dell’opportunismo, onorano le persone e non Dio (cfrMt 23,8-12). Questa malattia potrebbe colpire anche i Superiori quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione, lealtà e dipendenza psicologica, ma il risultato finale è una vera complicità.

Antidoto: Il vostro parlare sia “sì” “sì” e “no” “no”. Tutto il resto vien dal diavolo

  1. La malattia dell’accumulare e la malattia del profitto mondano, degli esibizionismi: quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi, perché “il sudario non ha tasche” e tutti i nostri tesori terreni – anche se sono regali – non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo.

Antidoto: Riflettere giornalmente sulla morte. Per liberarci dalla zavorra ed essere più liberi per l’incontro finale pieno di gioia con LUI che ci ha redento.

 

Papa Francesco conclude con questa esortazione:

Fratelli, tali tentazioni sono naturalmente un pericolo per ogni cristiano e per ogni comunità, congregazione, parrocchia, movimento ecclesiale, e possono colpire sia a livello individuale sia comunitario.

Chiediamo a Maria. Madre di Cristo e della Chiesa, di farci amare la Chiesa come l’ha amata Cristo, suo Figlio e nostro Signore, e di avere il coraggio di riconoscerci peccatori e bisognosi della sua Misericordia e di non aver paura di abbandonare la nostra mano tra le sue mani materne.

Tanti auguri di un santo Natale a tutti voi, alle vostre famiglie e ai vostri collaboratori.

 

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Autore: Bonassi Orazio

Nato a Rezzato in Provincia di Brescia il 27.maggio 1941 Cittadino Tedesco e appartenente al Clero della arcidiocesi di Monaco di Baviera. Ordinato Sacerdote a Brescia il 25 giugno 1966. Residente a Kammlach.