14 domenica TO A – commento liturgico

Vi presento una breve introduzione per la 14.ma domenica Tempo Ordinario, tratta da una rivista liturgica e da me rielaborata e resa più facile per lettori laici

Buona Preparazione da Don Orazio

  • Prima lettura: Zc 9,9-10

  • A cavallo tra i secoli IV e III a.C., la comunità ebraica era stata sottomessa dai macedoni di Parmenione, generale di Alessandro Magno. È un periodo delicato: la cultura semitica era stata invasa dalla cultura greca, con grave disorientamento della gente. Mentre le classi dominanti si adeguavano, il popolo umile sentiva il bisogno di essere guidato, capito, orientato. Aveva bisogno del Messia umile che si chinasse sui problemi degli umili. Un profeta anonimo – che gli specialisti chiamano Deutero-Zaccaria – annuncia il salvatore che non intende contrapporsi con armi e violenza, non intende operare con strategie politiche e trionfalistiche, ma porta la salvezza come uomo di pace che costruisce la pace fra le nazioni. Ricordiamo che lo shalom è la realizzazione del singolo dentro alla realizzazione del gruppo. Si tratta, dunque, di una pace che coinvolge singoli e popoli.

  • Seconda lettura: Rm 8,9.11-13

  • La lettura semicontinua legge Rm 8,9.11-13. Paolo pone in chiaro l’antitesi carne-Spirito.

  • ≪carne≫ è la mentalità e lo stile di Adamo.

  • Lo ≪Spirito≫ è la mentalità e lo stile di Gesù.

  • L’uomo nasce con la mentalità e lo stile di Adamo. Diventando cristiano accetta il dono dello Spirito Santo che lo rende intimamente unito a Cristo. Per il cristiano essere inabitato dallo Spirito è fondamentale. Ne fa esperienza nella confessione di fede in Cristo Signore (cf. 1 Cor 12,3),

  • nella preghiera verso il Padre (cf. Gal 4,6),

  • nel dono dei carismi (1 Cor 12,7).

Esperimentare lo Spirito significa fare esperienza di colui che ha risorto Gesù dai morti e che risorgerà anche i nostri corpi.

 Vangelo: Mt 11,25-30

 Il testo evangelico inizia con le parole ≪Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra≫.

lodare Dio≫ non significa soltanto dire le grandi qualità di Dio, ma indica in modo particolare il narrare le cose fatte da Dio che meritano di essere testimoniate pubblicamente.

La lode, infatti, implica una narrazione che testimonia. Dentro alla lode c’è anche l’elemento della riconoscenza. Gesù, dunque, rendendo lode al Padre, riconosce nel Padre l’alleato fedele dell’umanità credente.

Contemporaneamente lo ringrazia. Dio ha scelto di rivelarsi all’uomo attraverso l’uomo (Gesù). Questa rivelazione umile potrebbe non essere apprezzata da chi pretende da Dio – come dice san Paolo in 1 Cor 1,22 – la potenza dei ≪miracoli≫ e la ≪sapienza≫ umana. La potenza dei miracoli potrebbe schiacciare e non lasciare la libertà di scelta.

  • La scienza potrebbe sbalordire, ma non toccare l’animo nel profondo.

  • La rivelazione umile (≪Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani≫ 1 Cor 1,23) è invece in perfetta sintonia con quella umanità che è presente in ogni persona umile e, quindi, rispettosa del reale.

Perché il Padre ha scelto di operare in questo modo? La risposta (≪Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza≫) è chiaramente orientata a manifestare due temi fondamentali.

  • Il primo riguarda la libertà suprema di Dio. Gesù l’ha manifestato più volte, in modo particolare nella parabola degli operai dell’ultima ora. Il padrone, rivolgendosi a chi gli rimproverava una presunta ingiustizia, rispondeva: ≪Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?≫ (Mt 20,15). Il pensiero era già presente nell’Antico Testamento (≪I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri≫: Is 55,8-9).

  • Il secondo tema è la benevolenza di Dio. Si tratta dell’atteggiamento divino che sceglie di accogliere come persone ≪preferite≫ i piccoli, cioè coloro che non hanno fondato la loro vita sul potere (non si dimentichi che il discorso di Gesù è fatto nei confronti di chi, attraverso scienza e sapienza – scribi, farisei e altri –, dominavano il popolo).

Gli affaticati e oppressi dai mille lacciuoli della teologia degli scribi e dei farisei (sapienti e dotti) ora hanno in Gesù la vera conoscenza di Dio. Lui è la rivelazione di Dio: ≪Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, e lui che lo ha rivelato≫ (Gv 1,18). Bisogna osservare che il testo greco è strano. Dice cosi: ≪In quel tempo Gesù, rispondendo, disse…≫. Il testo italiano, invece, traduce: ≪In quel tempo Gesù disse…≫. Ci si chiede che senso possa avere quel rispondendo, presente nel testo greco. Osservando la macropericope (= il brano più grande), ritroviamo in Mt 11,4 lo stesso verbo: ≪Gesù rispose loro (= ai discepoli del Battista) …≫. Forse l’Evangelista ha voluto legare Mt 11,25-30 alla risposta data ai discepoli di Giovanni: Gesù va scoperto e compreso da ciò che dice e fa. Nelle sue parole e nelle sue azioni c’è l’adempimento delle profezie. Il resto è pura elucubrazione dei sapienti e dei dotti che possono distogliere dall’essenziale.

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Autore: Bonassi Orazio

Nato a Rezzato in Provincia di Brescia il 27.maggio 1941 Cittadino Tedesco e appartenente al Clero della arcidiocesi di Monaco di Baviera. Ordinato Sacerdote a Brescia il 25 giugno 1966. Residente a Kammlach.